LA MORTE ARRIVA VIA TWITTER


Hevrin Khalaf

35 anni, ingegnere civile, attivista per la difesa dei diritti delle donne e segretario generale del partito Future Syria Party.

Resistente, in un paese dove ancora – nel 2020 – contro ogni capacità di comprensione umana, viene sistematicamente violato e calpestato il diritto ad essere un essere umano.

La cronaca è piena di pagine in memoria della presidente del Future Syria Party, brutalmente massacrata da un manipolo di barbari. E' lo sgomento il primo pensiero, è la politica, il senso politico che non esiste più, è la superficialità, l'assenza di fede nell'uomo che è propria dell’uomo, le strette di mano, gli abbracci, che non valgono più niente di fronte al profitto. Era una ragazza di 35 anni, sorridente, bella, impegnata, piena di ideali che dovrebbero essere quelli di tutti. 

Come può la coscienza umana arrivare a tanto?

Finirà mai la banalità del male?

Si potrebbe parlare di questi tempi malati, della facilità, della comodità di dare il via ad una guerra tranquillamente seduti sulla poltrona di casa propria, come se fosse una partita a war games. Si potrebbe parlare di come un dittatore feroce possa essere legittimamente parte dell’Europa, della Nato. Si potrebbe parlare delle contraddizioni, dei buffoni che oggi dicono una cosa e domani tutto il contrario. Si potrebbe parlare delle responsabilità oggettive e di quelle indirette. Si potrebbe parlare del PKK di D’Alema e di Ocalan. Si potrebbe parlare di tradimenti, di pugnalate alle spalle, di aprire le gabbie dei leoni, del sangue che scorre a fiumi.

Quello che a me interessa, quello che mi devasta, è che era una ragazza di 35 anni, sorridente, bella, impegnata, piena di ideali che dovrebbero essere quelli di tutti.

«La Resistenza è vita», recita un motto curdo siriano.

Arrivederci Hevrin, il tuo resistere continuerà ad essere il nostro resistere.