Il termine "Generazione X" fu usato per un grande fotoreportage di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson ed altri fotografi della Magnum Photos. L'intenzione era quella di documentare nel 1953 la vita dei giovani tra i venti e i venticinque anni, che avevano vissuto la seconda guerra mondiale.

Successivamente il termine fu usato nel 1964 in uno studio sulla gioventù britannica intrapreso da Jane Deverson attraverso una serie di interviste agli adolescenti del periodo.

Lo studio rivelò una generazione di adolescenti che "dormono insieme prima del matrimonio, non credono in Dio, disprezzano la Regina e non rispettano i genitori".

Nel 1991, “Generazione X” - romanzo di Douglas Coupland -  ha dato un’anima ai nati nel ventennio 1961-1981, la generazione più ignorata del Novecento, schiacciata tra il sogno americano e l’incubo delle Torri gemelle, una generazione perduta.

Protagonisti, "Losers", perdenti, soddisfatti di essere insoddisfatti, ambigui e contraddittori, in bilico fra autodistruzione e affermazione di sé.

Il termine è utilizzato nella demografia, nelle scienze sociali, e nel marketing, sebbene sia più comune nella cultura popolare.

Storicamente la Generazione X è inquadrata nel periodo di transizione tra il declino del colonialismo, la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Caratterizzata dalla drastica riduzione delle nascite tra il 1964 e il 1979. La Generazione X crebbe durante la guerra fredda e gli anni di Ronald Reagan negli USA, assistendo al collasso dell'Unione Sovietica e alla consacrazione degli Stati Uniti d'America come unica superpotenza mondiale.

"La sola analisi demografica mostra come quella «X» sia una generazione se non proprio schiacciata, quantomeno cresciuta all'ombra dei Baby boomers, la generazione del dopo guerra, la quale, essendo numericamente più consistente, ha finito per imporre – grazie anche a un significativo aumento della longevità – la propria visione del mondo e la propria centralità negli assetti di potere.

(Liberamente tratto, anche, da Wikipedia, nata per iniziativa di appartenenti alla generazione “x”)

E allora?

L’ idea è semplice e nello stesso tempo audace, prendere quella semplice particella e renderla articolata, da X a Per, il passo è breve eppure potenzialmente infinito.

Usare lo stesso segno per lasciare un segno diverso